Nel Reuters Institute’s Report 2026 il rapporto sempre più competitivo tra editoria tradizionale e creator digitali

Nel Reuters Institute’s Report 2026 il rapporto sempre più competitivo tra editoria tradizionale e creator digitali

Riportiamo nel nostro blog questo interessante articolo di The Fix Media, sul Reuters Institute’s Report 2026 “Trends and Predictions”
Fonte originale: The Fix Media – gennaio 2026

L’articolo analizza uno dei cambiamenti più profondi in atto nel mondo dell’informazione: il rapporto sempre più stretto, e competitivo, tra editoria tradizionale e creator digitali.

La domanda iniziale è tanto semplice quanto provocatoria: tutti diventeranno creator entro il 2027? Probabilmente no. Ma il dato sorprendente è quanto seriamente i grandi editori stiano prendendo questa competizione. Secondo il report annuale del Reuters Institute, la concorrenza tra giornalisti e creator si gioca su due fronti. Da un lato, c’è la sfida per catturare il tempo e l’attenzione del pubblico, una risorsa sempre più scarsa. Dall’altro, il talento dei giornalisti rischia di essere attratto da percorsi indipendenti, alla ricerca del successo personale seguendo esempi noti come Don Lemon negli Stati Uniti o Julian Reichelt in Germania.

I numeri confermano la preoccupazione dei leader dei media: il 70% teme la concorrenza diretta dei creator sull’attenzione del pubblico, mentre il 39% è preoccupato di perdere i propri talenti più promettenti. Come risposta, ben il 76% dei manager afferma che nel 2026 cercherà di far comportare i propri giornalisti sempre più come veri e propri creator. E se il significato preciso di questo cambiamento non è ancora del tutto chiaro, è evidente che l’attenzione si sposta verso contenuti più personali e coinvolgenti, soprattutto attraverso video e format social. Anche testate storiche come The Economist, che da sempre non appone firme sugli articoli, hanno iniziato a mettere in luce i propri giornalisti attraverso podcast, video e newsletter, puntando sulle persone oltre che sul brand.

Oltre a questo, molti editori stanno pianificando collaborazioni dirette con i creator per distribuire i propri contenuti, oppure assumendo talenti esterni per raggiungere pubblici più giovani, o ancora creando joint venture e studi dedicati alla produzione in stile creator. Solo una piccola minoranza sembra non considerare necessarie strategie specifiche per affrontare l’ascesa di questa nuova figura nel panorama mediatico.

Il report del Reuters Institute sottolinea anche come l’intelligenza artificiale stia cambiando il tipo di giornalismo prodotto. Formati tradizionali come i servizi generali, le notizie di cronaca e i contenuti evergreen destinati al traffico rischiano di perdere rilevanza. In alcuni casi perché già sostituibili da strumenti automatizzati, come le previsioni meteo o i riepiloghi aziendali, in altri perché sempre più difficili da monetizzare in un contesto post-traffic. Al contrario, crescono l’importanza delle inchieste sul campo, delle analisi approfondite, della costruzione di comunità tramite eventi dal vivo, delle storie umane, del fact-checking e del commento esperto.

Anche la scelta delle piattaforme su cui investire rispecchia questo cambiamento. YouTube continua a dominare il consumo di news, confermandosi il punto di riferimento principale per gli editori, mentre piattaforme come BlueSky, che solo un anno fa avevano suscitato entusiasmo come possibile alternativa a X/Twitter, hanno perso rapidamente attrattiva. Al tempo stesso, piattaforme di nicchia come Substack iniziano a essere considerate strumenti utili per acquisire nuovi lettori e costruire comunità più ristrette ma fedeli.

In questo scenario, il giornalismo si trova a cambiare pelle. Non tutti diventeranno creator, ma diventa fondamentale ridefinire il ruolo delle redazioni, valorizzare il talento interno e trovare nuovi modi per entrare in relazione con il pubblico. Le testate che riusciranno a combinare credibilità, qualità e capacità di raccontare storie autentiche saranno quelle destinate a prosperare, anche in un ecosistema in cui l’attenzione si frammenta e la competizione digitale diventa sempre più intensa.